Raccontare di una vita trascorsa e che trascorre è sempre un enigma. Siamo date di nascita o giorni che trascorrono? Siamo i luoghi che abbiamo visitato, ombre che abbiamo amato e passanti che non abbiamo dimenticato? O più semplicemente siamo gli eventi che ci hanno visto protagonisti? Diventa più semplice raccontare di una vita trascorsa e che trascorre quando a viverla è Giulia Napoleone, che sì è date e luoghi, ma soprattutto è segno e colore, ricerca di luce e conforto nel buio. Ha 18 anni nel 1954, e dà l’idea di sapere precisamente quale essenza estrarre dalla sua vita. Profumo di arte figurativa, fragranza di fotografia. L’una che inventa il reale, l’altra che l’immortala. L’incisione forse la scopre per caso, all’Accademia delle belle Arti, tappa obbligatoria, dove inizia a sperimentare e riscoprire quello che è sotto la carta, superficie che diventerà la sua prediletta. Le immagini che ritrova sono ombre che sotto la stessa carta si nascondono, ancora tacite e incolori. Plasma la superficie piatta, ruvida, le dona spessore e storia fatta di inchiostro, acquerelli e pastelli. E inizia presto la sua meditazione sulla luce e sul suo divenire, naturalmente, dolcemente, senza scossoni. Non si tratta di un arte istintiva, immediata, non si tratta di fogli sui quali si incide il sentimento che si condensa in un battito di ciglia. E’ più che altro la lenta ricerca, meditata, calibrata, desiderata, di un contrasto che ipnotizza. E i colori che predomineranno d’ora in avanti saranno davvero pochi. Soprattutto il nero, certamente il bianco. Luce attratta inevitabilmente dal buio, che intorno le gravita.

Giulia Napoleone
Frammento - 1991
acquaforte
La ricerca conduce Giulia Napoleone a ritrovare nel Frammento del 1971 ” luce” che si trasforma in soffio di vento caldo, polvere soffiata che coraggiosa attraversa l’imbrunire di un cielo grigio, alimentato da tre soli, tutti diversi eppure figli di una stessa madre. Attendiamo d’esserne riscaldati, ma solo in nostro occhio è calamitato e incantato, in un turbinio insensato. Ma l’artista è soprattutto viaggi e incontri con la letteratura e la poesia, quella antica e moderna che culminano in quel Labirinto della Memoria, una ragnatela fatta di carta e pastello.

Giulia Napoleone
Ombre lontane - 1989-91
punzone – zinco
Siamo nel 1974 e il suo itinerario creativo è ancora ad esordio e il colore ritrovato in un attimo viene perduto. La rivelazione e’ del 1977 anno nel quale riscopre la “maniera nera”, una insolita tecnica calcografica che consente di ottenere diverse qualità di neri. Le sue ricerche sfociano nel volume “Non vedo quasi nulla”, raccolta delle più belle incisioni facenti parte di questo ciclo.

Giulia Napoleone
Cielo VII - 1973
acquaforte e acquatinta
Tra gli anni ottanta e novanta Giulia Napoleone si vota ancora una volta l’acquerello è il colore che predomina è l’azzurro nelle sue variazioni imprendibili. E’ tutta acqua e cielo, e gioca col colore così come fece con il nero, misurandolo, sfumandolo, seguendone le trasformazioni naturali, attestandole con precisione scientifica.

Giulia Napoleone
Acqua IV - 1992
acquarello su carta

Giulia Napoleone
Prima dell’alba - 1994
acquarello su carta
Tratti di colore i suoi, che ci immergono nella risacca d’un onda mattutina, che ci confondono con la bruma dell’albeggiare, con quelle stelle che muoiono e sono sì colore ma prima ancora luce che muta.
Giulia Napoleone vive e insegna in Siria nell’ Università di Aleppo. Di lei si è detto che abbia esplorato la luce come poche altre artiste contemporanee. A osservare le sue opere sembra invece che abbia trovato un equilibrio fra la luce che acceca, e l’ombra che protegge. E chissà dietro quale preferisce nascondersi.

Giulia Napoleone
mezzo dì - 1999
pastello su carta

Giulia Napoleone
e come il Ciel rigò col novo raggio - 1999
pastello su carta








Commenti
Bellissimo articolo come sempre, aspetto di leggere il prossimo!
Ciao Giulia
Arriverà presto ^_*
Troppo buona. Grazie mille.
Claudia