Vania Elettra Tam ha una personalità che definirei artistica a 360 gradi, dal modo con il quale affronta la quotidianità e gli imprevisti che ne conseguono, fino al modo di presentarsi. Ho avuto modo di conoscerla personalmente frequentando la galleria dalla quale è rappresentata a Milano, la Wannabee Gallery, e ho potuto apprezzarla prima come persona e in seguito, conoscendo la sua produzione, come artista.
Il suo lavoro potrebbe sembrare all’apparenza piuttosto classico, almeno tecnicamente, ma il suo modo di creare e di “vivere artistico” è del tutto distante dalla tradizionale figura dell’artista così come da sempre viene delineata. Se da un lato Daniel Birnbaum, direttore della prossima Biennale di Venezia e curatore dell’appena trascorsa Triennale di Torino, ha voluto raccogliere i suoi artisti nella rassegna del capoluogo piemontese sotto il segno di Saturno rifacendosi a questo secolare stereotipo, la Tam dal canto suo, ne è l’esatto opposto. La solarità e l’autoironia che la contraddistinguono nella vita e nel modo di rapportarsi con la gente vengono trasferite sulle sue tele.
Contemporaneamente al fenomeno delle Desperate Housewives, “pubblicizzato” mediaticamente dall’omonima serie TV americana, Vania Elettra Tam inizia ad interpretare pittoricamente la parodia della moderna casalinga. Tuttavia, più che di interpretazioni, si tratta di veri e propri autoritratti dove l’artista, fotografando se stessa come ogni comune donna alle prese con le faccende di casa, descrive le piccole grandi lotte che la maggior parte delle donne affronta ogni giorno tra le mura domestiche. Ed ecco che, come spiando dal buco della serratura, lo spettatore si trova davanti a scene di assoluta intimità senza filtro. L’uomo che ha sempre trovato la sua donna perfettamente curata, precisa ed ordinata, invidiandola quasi per non doversi fare ogni mattina barba e baffi tagliandosi immancabilmente, la sorprende in bagno a depilarsi spudoratamente con una lametta dopo essersi cosparsa di crema, oppure in cucina, dopo aver combinato un disastro con le uova. Estremamente divertenti sono ancora i ritratti che citano le più celebri opere della storia dell’arte dove l’artista/casalinga, munita del suo strumento da lavoro, diventa ad esempio la Dama con il piumino.

Vania Elettra Tam
La nascita di Venere - 2008
olio su tela 100×120cm

Vania Elettra Tam
Crime scene - 2008
olio su tela 120×80cm

Vania Elettra Tam
Assorbita dai lavori domestici 1 - 2008
olio su tela 90×110cm
Questi sono solo alcuni degli scenari, a mio parere geniali, che Vania Elettra Tam ricrea dipingendo ad olio con quell’ iperrealismo che deriva dall’abilità dell’artista e propriamente restituito dalla copia dal vero di una fotografia.
Anche i titoli stessi delle opere sono piccoli colpi di genio a sé, che l’artista compone giocando su modi di dire e frasi fatte messe in relazione a quanto rappresentato nella tela.
Esiste tuttavia in questo lavoro una componente meno immediata. La Tam, fotografando se stessa, è come se si svelasse, donandosi al suo pubblico senza schermature; la casalinga disperata diventa un pretesto che nasconde quasi una volontà di raccontarsi. L’elemento autobiografico ritorna qui come nella sua produzione precedente trascinando ancora con sè quella piccola parte di solitudine sarcastica, ma lasciando spazio questa volta all’ironia.
Il ciclo delle “Casalinghe disperate” di Vania Elettra Tam è solamente il frutto più recente di un lungo percorso di ricerca che dura ormai da diversi anni e durante il quale l’artista ha saputo rinnovarsi rapportandosi parallelamente all’evoluzione della contemporaneità.
Coloro i quali fossero interessati “a mettersi nei panni di Vania” troveranno alcune sue opere esposte nella collettiva “Undercover” presso la Wannabee Gallery in via Thaon de Revel n. 3 a Milano, dal 17 aprile al 10 maggio.
Manifestando il mio piacere nell’aver presentato Vania Elettra Tam al pubblico di Heurema, sarò lieta di ritrovarvi prossimamente per scoprire insieme altri talenti.







