Vivendo a Matera, di conseguenza si vivono i Sassi come parte integrante e nello stesso tempo un pò distante della città, dopo anni e anni di abbandono e di rinnegazione da parte di buona parte della cittadinanza, in special modo gli anziani coloro che a suo tempo hanno vissuto i Sassi negli anni della “vergogna nazionale” (anni ‘50), la città da quindici anni a questa parte sta rivalutando, compiendo pochi ma importanti passi alla volta, la sua parte più antica e nello stesso tempo significativa.
Dai materani i Sassi sono visti come un gioiello da preservare, la ricchezza per il futuro, specie ora che le fabbriche chiudono giorno dopo giorno e i posti di lavoro si vanno perdendo per strada, un qualcosa di cui andare orgogliosi, pensando senza cognizione di causa ma tuttavia con grande fondamento e verità che i Sassi hanno un ruolo fondamentale nella Storia, è facile immaginare che per ottenere questo risultato il popolo materano è stato evangelizzato per circa quarant’anni.
Ruolo fondamentale di questa evangelizzazione, l’ha avuto il Circolo Culturale “La Scaletta” sorto a Matera nel 1959 proprio per non lasciare i Sassi nel più totale e degradante abbandono e fare qualcosa di importante per questo bene inestimabile che era sotto gli occhi di tutti e che nessuno purtroppo, riusciva a vedere.
I primi frutti si ebbero nel 1962 con la catalogazione di 154 tra cripte, chiese, asceteri e cenobi rupestri e la successiva pubblicazione del relativo libro che ebbe un discreto successo anche in campo internazionale, nel 1967 fu restaurata la Chiesa rupestre di Madonna delle Virtù, sita nei sassi, a spese del circolo e nel 1972 fu acquistato e restaurato Palazzo Bronzini sito nel cuore del Sasso Barisano e tutt’ora sede del circolo.
In quegli anni passarono diversi personaggi illustri della vita culturale e politica lucana, giusto per citarne un paio abbiamo Rocco Mazzarone e Mario Trufelli, proprio con l’incontro di quest’ultimo si ebbe la conoscenza del critico d’arte Giuseppe Appella, colui che definì Matera, insieme all’artista italiano Pietro Consagra, una scultura vera e propria, una città che con le sue case-grotta si può far risalire almeno al paleolitico, definità una delle più antiche sculture del mondo.
Risaputo è, che la Matera antica è una città prettamente scavata nella roccia calcarea tramite una secolare anzi millenaria opera di scavo, che i maestri litotomi materani hanno saputo operare sul costone del Torrente Gravina. Non a caso Matera è stata definita una scultura, nata nella notte dei tempi, iniziata dall’azione di scavo dell’acqua che ha reso questo lembo di terra un qualcosa di straordinario, un paesaggio suggestivo e definito da qualcuno lunare, quindi dopo l’azione della natura il lento e importante apporto dell’uomo ha fatto la sua parte, facendo divenire uno sperone di roccia, con le sue grotte, una città dall’aspetto curioso e caratteristico dopo una lenta e costante opera di scavo che si è avuta fino all’abbandono dei Sassi iniziato nel 1952.
Fu così quindi, che nel 1978 Pietro Consagra per sancire il concetto di Matera Città Scultura installò undici opere, chiamate i Ferri di
Matera, lungo un percorso prestabilito che si dislocava tra i Sassi e l’altipiano Murgico prospiciente agli antichi rioni materani, attraverso queste sculture era possibile vedere il paesaggio circostante attraverso degli scorci che la scultura stessa creava.
Nel 1986, “La Scaletta” con la collaborazione del Comune di Matera, Pietro Consagra e Giuseppe Appella iniziò con la mostra di Melotti il ciclo delle Grandi Mostre nei Sassi che tutt’oggi perdura, scegliendo come location il suggestivo ambiente del complesso rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci per poter dare una continuità ad un opera d’arte che ha avuto inizio nella notte dei tempi, si è evoluta con il passare dei secoli adattandosi alle epoche che ha vissuto e che ha avuto una sorta di fine nel 1952, quando è iniziato il graduale abbandono dei Sassi per via della legge speciale che prevedeva il sorgere di nuovi quartieri per la popolazione.
Il concetto espresso tutt’ora dal critico d’arte Appella non è mutato con il passare del tempo, tanti sono stati gli artisti che hanno esposto in quelle chiese e si spera che questo ciclo non abbia mai fine, porre delle sculture in un ambiente dove la mano dell’uomo ha reso una roccia qualcosa di bello e impressionante è come porre una scultura nella scultura, come avere un nascituro nel ventre della madre, una continuità che sarà perpetua nel tempo e che mai si spera, avrà fine.
Difficile è capire un pensiero del genere, specie se non si è radicati nel territorio in questione, ma altrettanto difficile è parlarne, di conseguenza non bisogna guardare i Sassi come una semplice città vecchia, bisogna dare rilievo all’opera manuale dell’uomo che ha trasformato grotte in chiese, case e cisterne, adattando alle proprie esigenze un luogo naturale senza contaminarlo, è necessario quindi andare al di là della semplice definizione di gioiello storico e architettonico, non considerare questa città propria, ma di tutti e come una qualsiasi opera d’arte va condivisa con il mondo intero, va vista, va vissuta, va goduto e soprattutto va capita.







