Natura morta, tra passato e presente: Giorgio Morandi e Tacita Dean

Nei vari secoli molti artisti si sono cimentati con la natura morta: Caravaggio, Van Gogh, Cezanne e Picasso, giusto per fare qualche nome. Ma nel Novecento c’è stato un pittore che più di altri ha saputo stabilire un’intensa relazione con la natura morta: Giorgio Morandi (1890-1964).

Giorgio Morandi comincia la sua carriera di artista fin dalla giovane età per poi unirsi, sul finire degli anni Dieci, al gruppo dei cosiddetti metafisici. In questo gruppo Morandi occupa una posizione rilevante e autonoma in cui nascono le sue prime nature morte.

Nel 1926 e 1929 Morandi partecipa alle due mostre alla Permanente di Milano di Novecento, gruppo creato da Margherita Sarfatti che negli anni Trenta riuniva il meglio della figurazione italiana dell’epoca.

Morandi ha dedicato la sua vita artistica ad una minuziosa investigazione di bottiglie, barattoli, scatole, ciotole, vasi, fiasche, pentole. Scovava questi oggetti per lo più da rigattieri e li portava poi nel suo studio bolognese in attesa di trovare loro il giusto posto nelle sue composizioni. Nelle sue nature morte non c’è casualità. Ogni oggetto veniva accuratamente scelto, attentamente studiato e posizionato sulla superficie; lo spazio tra un oggetto e l’altro era calcolato in maniera rigorosa, come dimostrano righelli e squadre tutt’oggi appesi su una delle pareti del suo studio. Morandi aspettava anche che ci fosse la giusta luce ad illuminare i soggetti da lui scelti. Le sue composizioni sono opere calcolate in ogni minima parte e ogni oggetto rappresentato perde la sua identità originaria e banale per creare un tutt’uno assieme agli altri manufatti scelti. Nei suoi dipinti sistemava i suoi oggetti in modo che si instaurasse ogni volta una sottile relazione tra di loro. Nelle sue nature morte ogni bottiglia, ogni vaso, ogni ciotola, ogni barattolo dialoga con tutti gli altri oggetti presenti nella composizione. E ciò è possibile solo grazie all’accurata organizzazione che ha saputo dar loro; un Morandi simile a un minuzioso architetto che controlla che ogni minimo particolare sia al posto giusto.

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Giorgio Morandi – Natura morta – 1929

Se sono l’ordine, l’attenzione e l’accuratezza a prevalere nelle nature morte di Giorgio Morandi, ciò non può dirsi del lavoro Day For Night di Tacita Dean in mostra a Palazzo Dugnani a Milano.

Tacita Dean (1955) è una delle artiste contemporanee più affermate a livello internazionale e i suoi video sono stati esposti in alcuni tra i più importanti musei del mondo.

Nella mostra di Palazzo Dugnani sono proposti due lavori appositamente commissionati dalla Fondazione Nicola Trussardi e girati nello studio di Giorgio Morandi: Still Life e Day for Night. Questi due lavori sono dei veri e propri omaggi al grande artista italiano.

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Tacita Dean – Day for night – 2009

Still Life è la ripresa delle linee tracciate sui fogli da Morandi per imprimere la posizione degli oggetti che poi avrebbe dipinto. Day For Night è invece una vera e propria natura morta impressa su un supporto alquanto inusuale: il video.

In questo video Tacita Dean filma singolarmente, uno alla volta, fissi al centro dell’obiettivo, con pose lunghissime, quasi infinite, gli oggetti ancora conservati nello studio di Morandi. In questo lavoro Dean, come Morandi, ci mostra ogni oggetto nel minimo dettaglio; analizza ogni minimo particolare, ogni più piccola sfumatura, ogni microscopico frammento di luce che colpisce l’oggetto in questione. Ma, a differenza delle composizioni di Morandi, in quest’opera non c’è un ordine ma bensì una pregnante casualità. Non c’è una relazione tra un primo oggetto ripreso e un secondo. Non c’è un infinito e silenzioso dialogo tra i vasi, le bottiglie e le ciotole. Tacita Dean ha ripreso infatti gli oggetti in modo casuale montandoli poi in composizioni del tutto accidentali. Ed è proprio con questa assoluta casualità che Dean omaggia Morandi: non tocca nulla nello studio dell’artista, non sposta alcun oggetto ma si limita a filmarlo lasciando tutto come è stato lasciato dal grande maestro.

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Michela Bortoletto

Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Scienze dei Beni Culturali, frequenta attualmente il corso specialistico in "Comunicazione e Organizzazione per l’Arte Contemporanea" presso l’Accademia di Brera a Milano.

Commenti

  • michele radice
    12 giugno 2009 | Permalink |

    ben scritto e molto chiaro,davvero interessante

  • manuel cirantineo
    12 giugno 2009 | Permalink |

    molto interessante, scrivi molto bene! Aspettiamo con ansia altri articoli

  • Mattia peverelli
    12 giugno 2009 | Permalink |

    Complimenti ..davvero interessante continua così.

  • Vito
    12 giugno 2009 | Permalink |

    Bravissima, sei stata molto chiara e precisa. Non vediamo l’ora di leggere altri atricoli.
    Continua così che sei sulla strada giusta.

  • Lorenzo C.
    15 giugno 2009 | Permalink |

    Vedo che non sono il solo che si diverte a scrivere degli articoli d’arte in rete.
    Complimenti dott.ssa Bortoletto, un buon articolo ed un buon modo di avvicinare il pubblico ai grandi artisti, del passato e del presente.
    Al prossimo articolo.

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