Vanessa Beecroft è un’artista genovese che attualmente vive a tra New York e Las Vegas ed è conosciuta e discussa a livello internazionale per le sue performances provocatorie e assolutamente originali e per il suo diverso approccio all’etica e all’estetica.

Il PAC di Milano (Palazzo dell’Arte Contemporanea), oggi 16 Marzo, ha inaugurato una mostra dell’artista intitolata “VB65”, anche se i fruitori preferiscono chiamarla “L’ultima cena”.
La performance live era visibile solo nella giornata odierna, dalle 18 alle 21, ma in videoproiezione è in mostra fino al 5 Aprile.
Un cartello ben spiega: “La nuova performance di Vanessa Beecroft si inscrive all’interno di una dialettica tra carne e corpo, tra il possesso della vita e la sua proprietà in un cortocircuito tra consumi e costumi.”
In effetti, proprio di questo si è trattato: un tavolo trasparente lungo 12 metri con più di 20 uomini neri seduti, alcuni a piedi nudi, altri che fumavano, alcuni immobili e altri che mangiavano. Il menù? Pollo, c’era solo e soltanto pollo nel menu di quel banchetto di immigrati. Anche noi fruitori facevamo parte della performance, una presenza non irreggimentata che irrompeva nella quiete dei commensali.

E’ un concetto rivisto di ospitalità sul quale la Beecroft vuole far riflettere?
Forse qualcuno potrebbe fraintendere e non capire che la filosofia della Beecroft è proprio quella di “spersonalizzare” le figure protagonisti delle sue performances. Pertanto sempre quel qualcuno potrebbe non cogliere la provocazione e non accorgersi che l’immagine di quegli immigrati di colore era così forte perchè voluto! C’erano, infatti, trucco nero e olii particolari per conferire, insieme al devastante menù di pollo, una paurosa bestialità.
Qual’è lo spazio che hanno le minoranze etniche?
Questa è la domanda che il fruitore si pone uscendo dal PAC dopo aver visto VB65, perchè i veri protagonisti della performance (assolutamente voluta dal genio della Beecroft) eravamo noi e i nostri occhi rivolti a quel banchetto.








Commenti
Purtroppo non mi è stato possibile partecipare alla performance live e credo propio che dovrò accontentarmi della videoproiezione!!! Ciò non toglie che trovo assolutamente apprezzabile e innovativa la scelta espressiva della Beecroft di ricomporre veri e propi “quadri viventi” per sottolineare e porre al centro della riflessione grandi temi d’attualità come l’immigrazione.
Vengo anche eccezionalmente colpita dall’immagine dei performers, che siedono silenziosamente affinchè la tensione tra loro e il pubblico partecipante rimanga intatta.