E’ nato a Lecce l’architetto rivelazione di questi ultimi anni, che con il suo modo di intendere gli spazi ha regalato nuovo respiro al design italiano. Pregno di colori, sapori, gusti e profumi del meridione, Fabio Novembre si trasferisce a Milano a 18 anni. L’architettura lo sceglie presto e già nel 1992 è un giovanissimo e promettente laureato. Sarà poi un perenne fiorire, un constante divenire, un’instancabile evolversi verso l’arte che lo trattiene. La prima commissione che riceve è di quelle importanti. Immaginare per Anna Molinari lo spazio, ad Hong Kong. Il negozio Blumarine prende vita rapidamente, come lo studio che Novembre apre rigorosamente a Milano. Collaborerà negli anni seguenti con grandi firme del design italiano, imprimendo il suo nome nella memoria della frenetica capitale lombarda, che nel 2008 gli dedica una bella mostra monografica presso lo spazio espositivo della Rotonda. Il titolo è di quelli che fa pensare, che fa sorridere “Insegna anche a me la libertà delle rondini.”

Tutto ordine e precisione fino a qui, tutta colpa e tutto merito delle date che si susseguono ritmiche e inevitabili, confortanti come qualcosa che si conosce e prevede. Ma l’arte di Fabio Novembre è qualcosa d’altro. Scivolare dentro il suo mondo è fatto ben più arduo. E l’artista ci aiuta nell’unico modo che sa, mostrandoci d’improvviso, a sorpresa, come lui vede il mondo, e guardando le sue stanze abbiamo l’impressione di ricevere in prestito, per un attimo i suoi occhi, la sua creativa fantasia che travolge e stravolge il reale.

Originale, alternativo, non banale. Ma gli artisti lo sono tutti e Fabio Novembre è architetto e artista, ma altro ancora. Sparpaglia qua e là, negli spazi che ruba al quotidiano, icone e simboli che lascia li per l’occhio di chi sa trovare. E’ così che ripercorrendo un soffitto, attratti da un lampadario che è miriade di gocce d’acqua che si condensano in vetro, siamo catturati dal fascino della sinuosa serpe che ci raggiunge con in bocca una mela. Dono biblico che ognuno di noi è tentato d’accettare. Ma no. E’ un nuovo particolare che ci distrae, perché le stanze sognate da Novembre sono piene, ricche, caotiche; una caccia al tesoro. I premi i particolari che l’artista lascia sparpagliati, per chi cerca.

Tanto. Troppo da guardare, che si ha il timore non basti il tempo. E il significato sfugge al primo assaggio, tanto che ancora bisogna dare un morso per afferrare il senso di quegli anfratti che vivono e si muovono, scivolando fra quelle linee mai uguali. Dinamismo imprevedibile in quel disordine misurato, calcolato. E chi si sforza di trovare una logica alla danza, inevitabilmente resta ostaggio della meraviglia che non cerca spiegazioni.

E’ con una certa sorpresa che l’artista riesce a regalare fluidità alla materia solida, creare disordine che si finisce per confondere con l’ordine. Sfrontato nell’uso dei colori rende le pareti fogli di carta, che arriccia con una continuità che ipnotizza, in quelle linee sempre morbide e mai appuntite.

Non ti stancheresti di guardare il suo mondo, e quegli occhi ricevuti in prestito per poco più di qualche attimo, non li vorresti restituire. Ecco dove sta l’eccezionalità dell’artista che scuote il gusto e distorce il reale. E si ha l’impressione d’aver imparato qualcosa di più sulla libertà delle rondini, dopo aver gustato l’espressività di Fabio Novembre. E’ un vero peccato che si dimentichi sempre troppo presto.








Commenti
favoloso …..mi fa piacere anche che sia un leccese….
Grazie della bella e generosa recensione, ma la nuova mostra in Triennale “Il fiore di Novembre” avete avuto modo di vederla?
A presto
I tuoi articoli hanno sempre il potere di incantare e suscitare la mia curiosità…
A presto,
Giulia
Mai troppo generosa, complimenti! Purtroppo non ho ancora avuto la possibilità..
Grazie mille Giulia e Mariagrazia.
C.Z.